Quanto costerà al Real la corsa al primo titulo di Mourinho
Ottantuno milioni di buoni motivi (e di euro) per dimostrare che è ancora lo Special One e per cercare di sbiadire i colori blaugrana dalla Liga. José Mourinho riparte dall’ennesima campagna acquisti milionaria per costruire una squadra, questa è la volta del Real Madrid, a sua immagine e somiglianza. Inutile dire che il club di Florentino Pérez è quello che ha speso di più.
18 AGO 20

Ottantuno milioni di buoni motivi (e di euro) per dimostrare che è ancora lo Special One e per cercare di sbiadire i colori blaugrana dalla Liga. José Mourinho riparte dall’ennesima campagna acquisti milionaria per costruire una squadra, questa è la volta del Real Madrid, a sua immagine e somiglianza. Inutile dire che il club di Florentino Pérez è quello che ha speso di più (con Raul, Guti e Metzelder partiti a parametro zero e un -81 milioni nel bilancio merengue). Segno meno come il Barcellona, che però registra un passivo di 4,5 milioni, avendo acquistato Villa (40) e Adriano (9,5), per liberarsi di Yaya Touré (30) e Chygrynskiy (15). A ben guardare il bilancio totale del mercato spagnolo il saldo è positivo (6.065.000 euro), con quasi 236 milioni in entrata e 229,7 in uscita. La situazione debitoria della Liga legata mani e piedi alla diarchia Real-Barcellona ha costretto molti club a vendere i pezzi migliori cercando di rafforzarsi senza incidere sul bilancio. Il Valencia ha incassato 83.550.000 euro, spendendone 26.300.000, prendendo alcuni giocatori a parametro zero e facendo rientrare molti prestiti. Il Getafe ha venduto giocatori per 21 milioni, il Siviglia per 16, il Deportivo La Coruna e il Villareal per 12, l’Espanyol per 11,8. Dopo merengues e azulgrana l’Atletico Madrid ha speso quasi 23 milioni e il Malaga 13.845.000, mentre gli altri passivi sono tutti inferiori ai 6 milioni di euro.
Sarà quindi un campionato sottotono? Mediaticamente no, perché tutto sarà, come al solito, concentrato sul duello tra Barcellona e Real Madrid, tra Guardiola e Mourinho, che ha già dato un assaggio del suo atteggiamento nella semifinale di Champions League, un giro di prova con il contratto delle merengues in tasca. Con la stampa spagnola già sul piede di guerra e decisamente meno accondiscendente di quella italiana. Non è un caso, infatti, che le due grandi non siano per niente interessate alla vendita collettiva dei diritti televisivi, da sole incassano circa 240 milioni di euro l’anno, contro i 500 di tutte e venti le squadre della Liga. La scorsa stagione il campionato spagnolo ha rischiato lo stop per il mancato pagamento degli stipendi da parte di molte squadre, indebitate con le banche, e secondo alcuni economisti il problema è da ricercarsi nella conflittualità a due che assorbe quasi tutte le energie e i ricavi, dai diritti televisivi al merchandising. In questi ultimi mesi la gestione di Juan Laporta è al setaccio da parte della presidenza di Alexandre Rosell, succedutogli il 13 giugno. Si parla di 210 milioni di debiti bancari e di 61 con i giocatori, tanto da dover chiedere alle banche un credito di 155 milioni da rimettere in cinque anni (fonte “Don Balón”). Una situazione che pochi sospettavano e che è il conto da pagare per il dominio spagnolo, europeo e mondiale dell’ultimo lustro. Se il Barça vuole sopravvivere è atteso da anni di austerità e non è detto che in questi giorni non si decida a vendere Ibrahimovic al miglior offerente.
Evidentemente non basta che merengues e blaugrana siano le regine della classifica dei ricavi (401,4 milioni il Real, 365,9 il Barcellona), così come non sorprende che da alcuni anni anche l’Athletic Bilbao si sia votato allo sponsor di maglia, settore che vede la Liga in trend positivo: 5,6 per cento. In fondo la Liga continua a essere uno dei campionati più appetiti. Ma gli scricchiolii del logoramento economico, Real, Atletico, Valencia e Barcellona mettono insieme 2011 milioni di euro di debiti, si fanno sentire anche ai confini di Eldorado.
Sarà quindi un campionato sottotono? Mediaticamente no, perché tutto sarà, come al solito, concentrato sul duello tra Barcellona e Real Madrid, tra Guardiola e Mourinho, che ha già dato un assaggio del suo atteggiamento nella semifinale di Champions League, un giro di prova con il contratto delle merengues in tasca. Con la stampa spagnola già sul piede di guerra e decisamente meno accondiscendente di quella italiana. Non è un caso, infatti, che le due grandi non siano per niente interessate alla vendita collettiva dei diritti televisivi, da sole incassano circa 240 milioni di euro l’anno, contro i 500 di tutte e venti le squadre della Liga. La scorsa stagione il campionato spagnolo ha rischiato lo stop per il mancato pagamento degli stipendi da parte di molte squadre, indebitate con le banche, e secondo alcuni economisti il problema è da ricercarsi nella conflittualità a due che assorbe quasi tutte le energie e i ricavi, dai diritti televisivi al merchandising. In questi ultimi mesi la gestione di Juan Laporta è al setaccio da parte della presidenza di Alexandre Rosell, succedutogli il 13 giugno. Si parla di 210 milioni di debiti bancari e di 61 con i giocatori, tanto da dover chiedere alle banche un credito di 155 milioni da rimettere in cinque anni (fonte “Don Balón”). Una situazione che pochi sospettavano e che è il conto da pagare per il dominio spagnolo, europeo e mondiale dell’ultimo lustro. Se il Barça vuole sopravvivere è atteso da anni di austerità e non è detto che in questi giorni non si decida a vendere Ibrahimovic al miglior offerente.
Evidentemente non basta che merengues e blaugrana siano le regine della classifica dei ricavi (401,4 milioni il Real, 365,9 il Barcellona), così come non sorprende che da alcuni anni anche l’Athletic Bilbao si sia votato allo sponsor di maglia, settore che vede la Liga in trend positivo: 5,6 per cento. In fondo la Liga continua a essere uno dei campionati più appetiti. Ma gli scricchiolii del logoramento economico, Real, Atletico, Valencia e Barcellona mettono insieme 2011 milioni di euro di debiti, si fanno sentire anche ai confini di Eldorado.